I Percorsi di Betania: tra cura e accompagnamento delle coppie - CENTRO FORMAZIONE BETANIA

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I Percorsi di Betania: tra cura e accompagnamento delle coppie

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Covid-19 e vita familiare
 
La pandemia sta creando, oltre a lutti e povertà, conseguenze psicologiche di varia natura anche in chi non è stato infettato, legate alle emozioni e alle paure che questa situazione ha suscitato e suscita. Al tempo stesso la pandemia ha dimostrato la forza e la capacità di resilienza delle famiglie che, durante il lockdown, sono state scuola, casa di cura, luogo di accoglienza e di ristoro. È qualcosa di estremamente profondo che ci porteremo dietro a lungo. Il distanziamento sociale, necessario a contrastare il diffondersi del virus, in molti casi è coinciso con un forzato isolamento familiare. Accanto a violenze e disagi, tra le prime conseguenze che sono state rilevate negli scorsi mesi in Cina, dove è iniziato il contagio, due appaiono significative: l’aumento delle gravidanze e l’aumento delle separazioni. Accanto a lieti eventi occorre riconoscere che una delle conseguenze delle convivenze forzate in casa, infatti, è stata l’accentuazione degli elementi conflittuali della vita di coppia.

Molti osservatori sottolineano inoltre l’incremento della loneliness4, una maggiore sensazione di “solitudine percepita”. Accanto alle macerie sanitarie e a quelle economiche, ci accorgeremo che, dopo il distanziamento sociale, l’isolamento, le lezioni a distanza, sarà necessario ripartire, ancora una volta, dalle relazioni interpersonali. Senza aver paura delle crisi che nella coppia sono fisiologiche e che in diversi casi possono diventare patologiche. Partendo dalla convinzione che crisi di coppia non vuol dire inevitabilmente rottura e separazione; anzi in certi casi ha, come sofferto ma positivo esito, una ripartenza. Ogni crisi matrimoniale può avere, come conclusione una separazione, ma anche una ripartenza. Come, del resto, la crisi sanitaria ed economica che stiamo attraversando, da cui potranno derivare conseguenze diametralmente opposte. Dopo la prima guerra mondiale e l’epidemia di spagnola ci fu il fascismo e il nazismo, prevalsero i sovranismi. Dopo la seconda guerra mondiale invece è prevalsa la solidarietà, con la nascita dell’ONU, la ricostruzione postbellica, il welfare state, la diffusione dei servizi sanitari, lo statuto dei lavoratori.

Riamarsi dopo una crisi
 
“Crisi” è una espressione che ascoltiamo con sempre maggiore frequenza. Crisi politica, crisi sanitaria, crisi economica, crisi della cultura occidentale, cristi dell’etica, crisi della famiglia. Aumentano i single, le convivenze superano i matrimoni. Si fanno sempre meno figli. I due paesi con il più basso tasso di natalità in Europa sono Italia e Grecia. Si è elevata l’età in cui si diventa mamme8. Questo lo scenario. Ognuno di noi ha una sua crisi. La storia di ogni coppia e la storia di ogni famiglia è una storia di crisi. Chi è senza crisi in questo senso non è “normale”. La crisi è una sfida alla nostra libertà perché siamo liberi di scegliere se uscire dalla crisi più uniti o sfasciare tutto. Tante coppie hanno scoperto che la crisi può essere trasformata in un momento di crescita. E che ci si può ri- amare dopo le crisi. È questo il frutto di una osservazione empirica che abbiamo svolto su centinaia di coppie che hanno partecipato, dal 2006 a oggi, alle sessioni formative dei Percorsi di Betania.

Una analisi empirica che ha potuto avere come target coppie sposate, coppie conviventi, credenti e non credenti, inserite in percorsi di Pastorale familiare o estranee alla vita ecclesiale. Molte di queste coppie con gravi problemi di conflitti familiari. In alcuni casi in fase avanzata di separazione o divorzio. Con queste coppie abbiamo potuto intrecciare un dialogo terapeutico che ha avuto come elementi fondanti l’antropologia biblica, il counseling e l’attenzione all’ascolto e alla cura delle relazioni. Rinunciando ad un approccio di tipo confessionale e restando aperti a una dimensione di rispetto delle diverse opinioni, abbiamo riscontrato, specie nelle coppie non credenti, un significativo gradimento in ordine alla metodologia scelta che parte, come riferimento biblico, dal “principio”, cioè dal libro della Genesi.

E propone sette parole-chiave della sapienza ebraica (da ‘ezer a kenegdo) che costituiscono una sorta di grammatica primigenia della relazionalità umana viste concretamente nel rapporto uomo-donna con la carnalità delle lingue semitiche. Accanto al fondamento nella antropologia biblica, il nostro progetto formativo destinato alle coppie non ignora gli esiti delle ricerche negli ambiti della sociologia della famiglia. I profondi mutamenti che hanno investito la famiglia sono stati ampiamente registrati nelle nostre analisi empiriche, sia perché aprono nuovi interrogativi e nuove prospettive pedagogiche, sia perché incoraggiano la nuova linea teologica e pastorale inaugurata da Papa Francesco, in particolare con l’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia (2016).

D’altro canto la nostra esperienza ci induce a ritenere che oggi siano, non solo improponibili ma soprattutto inefficaci approcci formativi nel campo della pastorale della famiglia esclusivamente centrati sugli elementi più tradizionali e istituzionali e sul primato della dottrina. Mentre rivelano maggiore efficacia approcci fondati sulla cura e l’accompagnamento. Non si tratta solo di privilegiare un approccio induttivo e esperienziale a uno deduttivo e dottrinale.

Si tratta di misurare l’efficacia pedagogica dell’uno e dell’altro approccio in un contesto culturale postmoderno. L’esperienza coniugale e familiare ha attraversato un vorticoso processo di cambiamento. Il passaggio dalla famiglia-istituzione alla famiglia-relazione, dalla famiglia normativa, alla famiglia affettiva ha mutato radicalmente le strategie di stabilità/instabilità familiare, moltiplicando divorzi e separazioni da un lato e valorizzando il ruolo della donna nella relazione di coppia. Queste forme di “deistituzionalizzazione” sono state favorite dai processi di secolarizzazione, democratizzazione, privatizzazione delle relazioni, affettivizzazione, instabilità che hanno segnato i rapporti familiari e le varie tipologie dei legami di coppia. In tale contesto si è accentuata la “liquidità” del legame amoroso che sempre più il soggetto ritiene di poter plasmare a suo piacimento, al di fuori di regole e consuetudini consolidate.

Si sono modificati radicalmente i vissuti e le relazioni all’interno della famiglia, si sono trasformati i rapporti tra le generazioni, sono andati in crisi gli stereotipi fallologocentrici e sono stati ridisegnati i ruoli/compiti di accudimento materno e paterno. Pur tenendo fermo il presupposto della complementarietà e reciprocità maschile/femminile, ci siamo resi conto che non è più percepita un’idea univoca di famiglia ed è mutato il quadro di riferimento assiologico.

Da dove nasce la crisi?

Nelle nostre ricerche abbiamo rilevato che, se cambia la morfologia familiare, resta centrale la domanda di una qualità relazionale significativa tra partner, di una effettiva reciprocità e complementarietà nella differenza, di un rafforzato compito educativo dei genitori. Insomma la famiglia rimane l’ambito primario dell’umanizzazione della persona e il luogo privilegiato della cura dei legami e del valore educativo della testimonianza personale. Molti sono i fattori che determinano le crisi di coppia. In non pochi casi la crisi ha semplicemente un’origine di natura economica. Coppie in crisi perché non riescono ad arrivare alla fine del mese e questo accentua in alcuni casi un già presente disagio relazionale. In crisi perché ogni volta che cominciano a discutere finiscono per insultarsi. In crisi perché l’abitudine ha introdotto la noia nella relazione. In crisi perché non trovano più il tempo per ascoltarsi. In crisi perché ogni sera si gettano reciprocamente addosso le frustrazioni accumulate nel corso della giornata. In crisi perché non riescono più a dialogare con i figli adolescenti. La crisi è sempre l’esplosione di sintomi a cui si era data poca importanza. In molti casi la crisi nasce proprio dall’isolamento della coppia. La presenza di esperienze di gruppi famiglia, o la possibilità di accedere ai servizi dei consultori familiari in molti casi sono essenziali per favorire un esito della crisi di tipo costruttivo.

In ogni caso le frequenti crisi di coppia sono da un lato il sintomo di fragilità relazionali e specularmente dall’altro, occasioni di rafforzamento dell’alleanza matrimoniale e di rinegoziazione dei rapporti di ‘potere’ tra i partner. Come conclude Romano Guardini: “in gran parte il problema di molti matrimoni in gravi difficoltà è un problema di potere”. Per ogni tipo di crisi relazionale il progetto formativo del Centro Betania utilizza appositi strumenti di misurazione e verifica della qualità delle relazioni affettive (sposogramma), delle influenze delle famiglie di origine nelle crisi di coppia (genogramma), della collusione delle peculiari caratteristiche caratteriali di ognuno dei partner legata a costanti che la tradizione cristiana definisce superbia, invidia, tristezza, lussuria etc. (viziogramma) e alla convinzione che dietro ogni crisi di coppia vi sia un problema di potere (Dominiogramma).
Il dinamismo della Dottrina Sociale

Come la tunica di Cristo, la Dottrina Sociale non sopporta strappi. Tutto è connesso. Pace, solidarietà internazionale, accoglienza degli immigrati, vita, famiglia. Anzi la famiglia è il primigenio luogo teologico della solidarietà. Non la famiglia individualistica, con le porte chiuse, ma la famiglia consapevole che ha bisogno degli altri, aperta al mondo, dal quartiere al mondo globalizzato che può a ragione essere considerato come una grande famiglia umana. Le recenti vicende dell’epidemia mondiale di Covid-19 ci testimonia proprio questa realtà. Nel XIV secolo la peste nera per arrivare in Europa dalla Mongolia provocando 30 milioni di morti, viaggiò utilizzando come vettori i topi nelle stive delle navi. Oggi il Coronavirus si è diffuso grazie al miliardo di cittadini del mondo che fanno viaggi internazionali. Siamo un’unica famiglia umana. Ci possiamo ammalare tutti e possiamo guarire se ci curiamo gli uni degli altri. Il costo in vite umane del Covid-19 è stato molto alto. Le vittime non sono stati solo gli anziani, spesso non aiutati dalla carenza di dispositivi di protezione nelle RSA. E un fenomeno che fa riflettere è che in un grande Paese come gli Stati Uniti, in una città come Chicago il 70 per cento dei deceduti appartenevano alla popolazione afroamericana, una fascia di cittadinanza che, in una fase di emergenza sanitaria, non ha diritto di cura e possibilità di accesso alle terapie32. Occorre evitare - con tutti i mezzi – che le persone più fragili scivolino verso l’esclusione dal diritto di cura, perdendo la possibilità di provvedere alla propria salute e di farsi assistere. La pandemia ha messo in luce un elemento che forse era stato sottovalutato nei paesi opulenti: la fragilità umana. Un minuscolo virus ha bloccato il mondo. Questa fragilità per noi non è una scoperta. Da anni la vediamo dipinta negli occhi delle centinaia di coppie che frequentano i Percorsi di Betania.

I Percorsi di Betania

I Percorsi di Betania sono nati nel 2004 e sono stati ispirati dalle Catechesi sull’amore  umano nel piano divino (1979-1984) di San Giovanni Paolo II, i cui temi sono stati aggiornati da papa Francesco che alla famiglia ha dedicato due Sinodi (2014 e 2015), numerose catechesi e una Esortazione apostolica che ha suscitato ampi dibattiti e che costituisce una svolta nell’approccio ecclesiale ai temi familiari, l’Amoris Laetitia (2016). Si tratta di itinerari di formazione-azione, rivolti a coppie che vogliono mettersi in discussione e migliorare la qualità della loro relazione. Si sviluppano in 4 tappe della durata di un week-end ciascuna. La prima tappa è dedicata alla comunicazione nella coppia (Complici nel bene, San Paolo 2017). La seconda tappa alla genitorialità (illustrata nel libro I nostri figli ci guardano, San Paolo 2018). La terza tappa alla cura del cuore (tematica che viene affrontata nel volume, Riamarsi dopo una crisi, San Paolo 2019) e la quarta tappa alla missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo (volume in corso di pubblicazione). I Percorsi di Betania utilizzano una molteplicità di strumenti formativi sia cognitivi che emotivi, e spaziano dalla Lectio divina al “Laboratorio psico-spirituale” affrontando tematiche di natura antropologica, teologica, psicologica, filosofica e sociologica. Costituiscono a loro volta un progetto formativo e un metodo di pastorale familiare nella postmodernità. Questi percorsi sono basati su un approccio euristico di scoperta delle fragilità inevitabilmente correlate alla relazione di coppia e al rapporto genitori-figli. E si sviluppano attraverso le metodologie della formazione-azione, mettendo a disposizione delle coppie che vi partecipano strumenti per la cura e l’accompagnamento delle famiglie, nella convinzione che “nella vita familiare c’è bisogno di coltivare questa forza dell’amore, che permette di lottare contro il male che la minaccia”. “Prendersi cura” della propria relazione è la cura per tante difficoltà e tanti disagi nella vita matrimoniale. Al tempo stesso tali percorsi intendono concorrere a formare operatori di pastorale familiare nell’ambito delle Parrocchie e dei decanati. Una pastorale familiare incarnata e scevra da assolutismi e idealizzazioni, nella linea conciliare, ripresa dal magistero di Papa Bergoglio. Una pastorale familiare fondata sul primato della relazione, dell’ascolto, dell’accoglienza e dell’accompagnamento, come suggerisce il Capitolo VI dell’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia.

Famiglia e solidarietà

C’è un legame assiologico profondo tra i valori-base della Costituzione e in particolare la solidarietà e la sussidiarietà e l’insegnamento sociale della Chiesa. C’è un legame tra i Consultori familiari di ispirazione cristiana, il loro prezioso servizio professionale sui territori e le realtà delle parrocchie e dei decanati. E in special modo c’è un chiaro legame tra i servizi offerti dai Consultori di ispirazione cristiana e la tradizione delle parrocchie, di vicinanza ai territori, di ascolto delle emergenze sociali, di concreto sostegno alle famiglie maggiormente in difficoltà. C’è un legame forte tra domanda di cura e di sostegno da parte delle famiglie nei territori, Consultori familiari e Pastorale familiare. Quest’ultima concepita non come proselitismo confessionale ma nella nuova visione di papa Francesco di accompagnamento, ascolto, condivisione, integrazione. Le famiglie non possono essere lasciate sole e soggetti diversi possono favorire risposte convergenti rispetto a questo obiettivo. Si rivela davvero centrale l’esigenza di sostenere le famiglie nelle transizioni naturali dei cicli di vita e nei ruoli sociali. Le ingiustizie sociali, il divario tra povertà e ricchezza, la diffusione di nuove forme di schiavitù, il livello di inquinamento della terra, sono elementi che ci portano a formulare un giudizio, ad assumere un impegno sociale e una responsabilità nelle nostre azioni. Come realizzare una vera fratellanza a livello planetario? Solidarietà, sussidiarietà, bene comune, dignità della persona, non sono idee astratte ma sono dimensioni autentiche della vita sociale e a maggior ragione della vita familiare. La famiglia è in effetti la prima scuola di Dottrina Sociale della Chiesa. La famiglia che nasce dall’unione tra uomo e donna presuppone il riconoscimento di un progetto di vita che va ben oltre il proprio, sia in termini relazionali sia in termini temporali. Solo quando si scopre un progetto più grande del proprio e si realizza che esso è perseguibile grazie alla relazione con la persona amata, ci si promette amore eterno e ci si dona totalmente all’altro. Tutto ciò produce anche effetti nel sociale. È in famiglia che si scopre la solidarietà con i fratelli, che si apprende già nel latte materno e nelle notti insonni dei genitori, per prendersi cura dei neonati. È in famiglia che si impara la sussidiarietà, rimboccandosi le maniche e non aspettando tutto dall’assistenza dello Stato. È in famiglia che capiamo cosa è il bene comune. E infine è in famiglia che si scopre la dignità trascendente della persona umana. Un essere- per, aperto all’altro. Il concetto di persona infatti “comprende e il momento dell’auto-appartenenza e il momento della relazione”. Occorre mantenere la polarità ed evitare la riduzione della persona alla relazione. Perfino nel rapporto con Dio permane lo spazio della libertà nella relazione, ma paradossalmente anche dalla relazione. La centralità della dimensione dialogica è uno dei tratti originali del pensiero personalista che ha influenzato le riflessioni sui temi della parola e del linguaggio di Heidegger. Come ci ricorda Michel de Certeau “mai senza l’altro”. Proprio perché l’uomo non è un’isola, la società nasce in famiglia e la famiglia è il luogo di rigenerazione della vita sociale. Niente di meno vero che ricondurre la famiglia ad un tema conservatore e tanto meno dividere i cattolici tra sostenitori della famiglia e sostenitori dell’importanza di temi sociali, come lotta alla povertà e accoglienza degli immigrati. Nei Percorsi di Betania, accanto alla dimensione spirituale e a quella psicologica delle relazioni familiari, coltiviamo una particolare attenzione alla vita sociale e al ruolo della famiglia nel cambiamento sociale, ispirandoci alla dottrina sociale della Chiesa e facendo specifico riferimento alle ricerche condotte dalla rivista della Fondazione Toniolo di Verona “La Società”.

Un nuovo desiderio di famiglia

La famiglia in passato era protetta dal riconosciuto obbligo sociale di “stare insieme”. Al posto della famiglia come istituzione, come abbiamo prima rilevato, abbiamo di fronte oggi (se guardiamo la realtà senza gli occhiali deformanti dell’ideologia), la famiglia come relazione. Relazione fragile che può infrangersi. Relazione autentica che può dare ai partner durature soddisfazioni (e essendo sposati da 42 anni ne abbiamo fatto diretta esperienza), ma è sempre soggetta a ripetute regressioni (e anche di queste abbiamo esperienza diretta). Ieri era frequente che una coppia in crisi si sentisse dare come indicazione: “siete sposati, quindi siete obbligati a restare insieme per il bene dei figli”. Oggi si può dire a una coppia in cui la donna subisce violenze “è inevitabile la separazione, ma puoi verificare se è possibile avviare l’iter di dichiarazione di nullità del matrimonio”. Ma c’è anche una terza possibilità: si può proporre a una coppia che ha disagi relazionali e non riesce a vivere in armonia: “sei sposato, hai difficoltà, puoi curare la tua relazione e rendere migliore la tua vita”. La famiglia è un ponte tra persona e società. Chi riceve (ascolto, amore, fiducia, pazienza, comprensione) sente dentro una tale gratitudine che lo spinge a donare e a donarsi, in una parola ad essere generativo. Molto ha sofferto la famiglia a causa di chi voleva difenderla con occhiali ideologici rivolti al passato. La famiglia non è un’idea o un partito da difendere, è una realtà che accomuna sempre sofferenza e gioia, fatica e speranza, ferite e liberazioni.
La famiglia non è una ideologia da propagandare, ma un “concreto vivente” che irradia da sé nella società i suoi migliori frutti. E come chi ha cercato di costruire una società perfetta è finito con i gulag o con i campi di concentramento, la fragilità e l’imperfezione della vita famigliare accanto ai tanti doni che ci riserva, sono la migliore garanzia contro ogni totalitarismo. Dopo anni di crisi si comincia a percepire un nuovo desiderio di famiglia. E’ anche il rinnovamento del modo con cui si accompagnano le famiglie in parrocchia, rinnovamento fortemente richiesto dall’esortazione apostolica Amoris Laetitia, che non è il capriccio passeggero di un papa illuminato. Nasce proprio dall’aver accolto quel desiderio di famiglia diffuso tra i giovani in una doppia consultazione di popolo e due Sinodi mondiali dei Vescovi. Mettendo insieme ascolto, collegialità e primato di Pietro. Non si può comprendere questo senso di gioia collegato alla missione se non si mettono insieme la Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II e la Evangelii Gaudium che costituisce la base programmatica del pontificato di papa Bergoglio. Questi tre documenti liberano da un approccio moralistico e legalistico ai problemi della famiglia. Amoris Laetitia in particolare libera da tre rischi sempre presenti in chi generosamente si impegna nella pastorale familiare: devozionismo, idealismo e moralismo. L’idealizzazione della famiglia e il massimalismo morale fondato sull’ossessione delle regole hanno nuociuto a molte coppie. Il sottotitolo dell’esortazione che dice “Sull’amore nella famiglia” e non sulla “regolamentazione giuridica della vita familiare”, indica chiaramente un cambio di prospettiva rispetto al passato: “abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono. Questa idealizzazione eccessiva non ha fatto si che il matrimonio sia più desiderabile e attraente, ma tutto il contrario”. La teologia, che ha giustamente riscoperto il carattere fondante dell’amore intimo e fecondo della coppia umana, con la sua capacità di rimandare alle profondità cristologiche e trinitarie del mistero dell’amore di Dio, è rimasta decisamente povera a riguardo della famiglia nella complessità dei suoi rapporti.

Accompagnare la fragilità

La perdurante mancanza di un linguaggio e di una prassi di accompagnamento della fragilità in molte parrocchie, ha allontanato molte coppie dopo il matrimonio, nella illusione che fosse sufficiente il corso pre-matrimoniale. Insomma, in molte parrocchie per sposarsi ci richiedeva il corso di preparazione al matrimonio, ma dopo sposati si veniva lasciati soli. In questi anni abbiamo incontrato centinaia di coppie che hanno partecipato ai Percorsi di Betania. Molti credenti. Molti non credenti. Molti lontani dalle parrocchie. A tutti abbiamo detto, nella libertà di accogliere le parole di sapienza della tradizione biblica, che c’è bisogno di donare ad altri quello che nei nostri percorsi si sperimenta. Non si può egoisticamente tenere per sé quello che si è scoperto di importante per la nostra vita relazionale, per il nostro mestiere di genitori. C’è sempre bisogno di un duplice movimento: risalire a monte per approfondire il tema dell’amore (è quello che si fa nei Percorsi di Betania attraverso la Lectio Divina) e discendere a valle per entrare dentro la dinamica concreta delle relazioni familiari (quello che si fa a Betania nei Laboratori psico-spirituali, che costituiscono un momento di training e di ascolto delle emozioni, ma anche di discernimento di coppia). E’ eloquente l’etimologia della parola famiglia, che viene da famulus, che vuol dire servitore. In famiglia si apprende la gioia di servire. In famiglia papà e mamma ti servono e speri che diventando vecchio i tuoi figli e i tuoi nipoti non ti abbandonino in una RSA.

Guidare la canoa della vita coniugale

Quando la famiglia era la “colla”, per cui non ti potevi separare anche se odiavi tuo marito o ci stavi insieme solo per forma, non c’era bisogno di “guidare la canoa” della vita coniugale. La canoa te la guidava la famiglia di origine, il prete, il catechista, la società, le consuetudini. Ora invece, lo devi fare da solo. Per questo, fortunatamente, si stanno diffondendo percorsi formativi, analoghi a quanto propone il Centro Betania, con lo scopo di far diventare le coppie, impegnate in un percorso di crescita, esperte di coniugalità, abili a guidare da sole la loro canoa. I Percorsi di Betania si propongono l’obiettivo di essere una scuola di coniugalità, di perdono, di libertà liberante, di accompagnamento. Ma per accompagnare devi accompagnarti. Le schede che abbiamo messo a punto per i gruppi di famiglie in parrocchia hanno lo scopo di offrire gli strumenti indispensabili per guidare la canoa della vita coniugale. Come ti prendi cura del corpo, con la cosmesi, le diete, la palestra, devi prenderti cura della manutenzione della tua canoa. Da solo non ce la fai. Hai bisogno degli altri, di una comunità di coppie con cui condividere l’avventura della famiglia aperta al mondo. Sentirsi amati spinge alla gratitudine e al desiderio verso il bene della famiglia, finalmente compreso nella sua valenza di norma di vita. Insomma, non dalla norma ai buoni comportamenti ma dall’amore all’amore. Dal sentirsi perdonati al desiderare una vita virtuosa. Dal non essere giudicati, al sorgere del desiderio di essere migliori. Dove ci si chiude nella idealizzazione della “famiglia del Mulino Bianco” (che esiste solo nella pubblicità) e si condisce di moralismo questa idealizzazione del modello familiare, con l’apparente sicurezza offerta dalla norma, l’amore non libera energie nascoste e non suscita nuovi esodi. L’amore, se c’è, intristisce e muore. Il tempo, come ci ricorda costantemente Papa Francesco, è superiore allo spazio. Piuttosto che schiacciare le persone nello spazio circoscritto del dover essere e del peso della norma morale, bisogna dare tempo al tempo, che vuol dire dare fiducia e chances alle persone. Il tempo inizia processi, mentre lo spazio li cristallizza. Il tempo è il grande alleato di chi non vuole che il proprio matrimonio naufraghi nella frettolosa pretesa che l’altro cambi subito. Alle nostre coppie in crisi consigliamo sempre di prendersi il giusto tempo. Ecco, il tempo esalta un approccio fenomenologico ed esperienziale all’intelligenza dell’amore di coppia. Questo significa dedicare una cura attenta e prolungata alla preparazione delle coppie al matrimonio, ma vuol dire soprattutto in parrocchia inaugurare una vera e propria pastorale dell’accompagnamento delle coppie dopo il matrimonio. Al tempo stesso, nei territori occorre potenziare la rete dei Consultori familiari con i loro servizi professionali così utili per formare gli accompagnatori, rispondere alle esigenze concrete delle famiglie e venire incontro a quelle che vivono un maggiore disagio. Nei Percorsi di Betania in molti casi l’apporto dei Consultori familiari è risultato prezioso.

Addendum: una testimonianza personale

Non possiamo concludere questa nostra riflessione senza un riferimento strettamente personale, che intende anche consapevolmente riproporre la centralità della dimensione narrativa nelle scienze dell’educazione. Nell’itinerario che ci ha portato a mettere a punto, manutenere e aggiornare un complesso progetto formativo che realizzasse una sintesi tra fondamenti antropologici, discipline sociologiche e psicologiche e pratiche relazionali, c’è stato di straordinario aiuto l’incontro con Don Edoardo Algeri, fino allo scorso anno Presidente della CEAF, della FELCEAF, e soprattutto della rete dei consultori CFC. La sua precoce scomparsa ci ha privato non solo di un amico, ma di un consigliere di straordinaria cultura e finezza spirituale. Don Edo, da prete e da psicologo, incarnava la consapevolezza che il servizio dei consultori, laicamente e professionalmente esercitato si traduceva praticamente nella carezza di Dio alle famiglie in difficoltà. Con il suo tablet sempre aperto a prendere appunti, Don Edo ci ha aiutato a distinguere e a unire. Distinguere le discipline, gli statuti epistemologici, i linguaggi per evitare pasticci confessionali. Unire amore di Dio e passione per l’uomo, dimensione teorica e dimensione esperienziale, preghiera e azione. Sono indimenticabili per noi, i lunghi pomeriggi passati a progettare percorsi formativi innovativi nella Chiesa italiana sui temi della famiglia, capaci di superare idealizzazioni e rigorismi morali. Con Don Edo, fino al mese prima della sua scomparsa nell’agosto del 2019, abbiamo condiviso a La Thuile l’esperienza sperimentale del “Corso di Alta Formazione in Consulenza Familiare con specializzazione pastorale” promosso dalla CEI, in collaborazione con i Consultori di Ispirazione cristiana e la Pontificia Università Lateranense. Sempre con Don Edo abbiamo avuto la gioia di presentare i Percorsi di Betania prima a Bergamo e poi l’11 aprile 2019 a Milano in occasione del Seminario di studio della FELCEAF sul tema La transizione dei consultori familiari di ispirazione cristiana nella riforma del terzo settore, con la presenza di Mons. Mario Delpini, di Mauro Magatti e di Chiara Giaccardi. In quella occasione l’Arcivescovo di Milano ha richiamato l’attenzione dei responsabili dei Consultori familiari lombardi della FELCEAF sull’opportunità di armonizzare servizi professionali specializzati riconosciuti dalla Regione Lombardia con il radicamento territoriale, il collegamento con le parrocchie, la fedeltà all’ispirazione cristiana. Ci portiamo nel cuore l’incoraggiamento di Don Edo ad andare avanti nonostante le difficoltà, proprio perché la scelta che abbiamo cercato di fare è coerente con l’esigenza di svecchiare in profondità la pastorale familiare e di creare un ponte più solido tra quest’ultima e i servizi di consulenza familiare, nella chiara distinzione di ruoli, compiti e specificità professionali, ma anche nella comune preoccupazione di rispondere in modo efficace alle esigenze delle coppie e delle famiglie.


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