Memoria del futuro - CENTRO FORMAZIONE BETANIA

MENU
Vai ai contenuti

Memoria del futuro

Aree tematiche > Articoli
I nostri “fratelli maggiori” ebrei ci hanno insegnato che credere è ricordare, credere è far memoria.  Ri-cordare significa ri-portare al cuore ciò che si è vissuto.  La memoria   mantiene in vita le esperienze  del passato, le rinnova,  e da fondamento stabile al futuro.  Aver fede è ricordare, fare memoria,  riportare al cuore ciò che “vale”, ciò che mi consente di vivere in pienezza il presente, e non di limitarmi a sopravvivere.
La fede ebraica è   memoria  dell’esperienza  che  Israele ha vissuto e vive nel suo rapporto con Dio.  Molto di ciò che la Bibbia  racconta può essere racchiuso in una parola sola: “Shemà Israel!”, ricorda - fa  memoria. Stai bene attento a non dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno visto: falle conoscere ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli (Dt 4,9).
Gli ebrei non hanno conservato  gli antichi monumenti: hanno conservato gli antichi momenti.  Vivono di  ricordo. Vivono di memoria. Costruiscono grazie alla memoria il futuro. La luce che si è accesa nella loro storia non si è mai spenta. Il passato continua a sopravvivere nei loro cuori e nei loro riti.  I nostri “fratelli maggiori” ebrei ci hanno insegnato che il ricordo è un atto sacramentale. Noi cristiani ogni volta  che celebriamo l’Eucarestia  prepariamo il futuro, santifichiamo il presente, ricordiamo il passato. La morte e la risurrezione di Cristo ci apre a un presente pieno di senso e prepara un futuro di fraternità.
Memoria del futuro è stao il tema del X Festival della Dottrina Sociale (23-26 novembre 2020), il primo senza il suo fondatore, don Adriano Vincenzi, il primo diffuso in tante città.
Vivere il presente  sulle spalle dei giganti  del passato che ci aiutano a  far discernimento e a scorgere  e a preparare il futuro.
Nel capitolo 19 del Vangelo di Matteo  Gesù ci  invita a  “tornare  al Principio”. Cioè di farne memoria per  il presente e il futuro. È illuminante pensare anche oggi nella nostra cultura tardo-moderna,  questa valenza sapienziale del ritorno al Principio.  Il Principio indica la permanenza del disegno di Dio.  “Da Principio non fu così !” (Matteo 19,8). Quel che Dio ha fatto da Principio rimane valido per sempre, per tutte le stagioni, più contemporaneo di ogni innovazione, più attuale di ogni aggiornamento. Questo Principio non appartiene alla storia, e tanto meno alla preistoria.  Il Principio è il fondamento, la misura della storia, il giudizio su di essa.  Il Principio non è una componente del mondo,  ma ciò che lo ha fatto e continua a mantenerlo nell’essere.  Il disegno iniziale del Creatore rimane attuale, è un principio di riforma incessante per l’umanità e per ogni essere umano. Principio è ciò che ogni giorno, nel mondo e negli esseri umani, viene da Dio, ed è destinato ad avere molto più futuro di ciò che viene dall’uomo.  Nella memoria del Principio c’è il fondamento saldissimo della nostra speranza.   
Il riferimento che Gesù spontaneamente fa ai primi racconti biblici della creazione (“al Principio non era così”) mostra come le pagine del libro della Genesi, con la memoria del Principio,  fossero presenti nella sua coscienza.  D’altro canto tutti i profeti, invitano il popolo di Dio a fare memoria, a tornare al Principio,  al Sinai, all’alleanza iniziale del Signore con il suo popolo.
Far memoria, tornare al Principio, non è attitudine conservatrice, e ancor meno meramente progressista.  Far memoria aiuta ad esprimere una motivata critica del presente per preparare  un futuro  migliore.  Il Principio è  sorgente di ogni vera novità.  Di  qui il valore positivo della memoria e quello negativo della dimenticanza.
Ciò che in Occidente, dopo la nascita della filosofia greca,  siamo soliti esprimere mediante categorie essenziali, la Bibbia lo esprime mediante narrazioni.  Ciò  che la Bibbia mette sotto il  Principio è il senso profondo della creazione di Dio.  Non si tratta  semplicemente di principi o di valori.  Tanto meno di ideali utopici. Tornare al Principio è  scoprire la verità, il senso delle cose reali esistenti, così come Dio le ha fatte e le vuole.
E poiché Dio non ha distrutto e non ha intenzione di distruggere il suo mondo, nonostante il malessere dell’ecosistema e   gli inquinamenti  che lo travagliano,  il mondo rimane anche oggi  centrato sul Principio più che  su ogni altro fondamento.  L’evangelista Giovanni inizia il suo Vangelo  dal Principio (Gv 1,1-2) non rifacendosi soltanto alle prime parole del libro della Genesi  ma a Colui che è il Principio di tutto,  la sorgente dell’essere.  
Con il libro della Genesi scopriamo che il popolo di Dio nella ricerca del proprio Principio (l’elezione, la vocazione, l’alleanza) viene rinviato continuamente al Principio del mondo (la Creazione). Ogni futuro trova senso se siamo capaci di rileggerlo nella luce della memoria.  La vicenda del popolo di Dio  è esemplare per l’intera condizione umana.  Nella memoria del Principio vi è  la preparazione del futuro, la chiave per comprendere il senso  della terra, dell’umanità,  e della storia universale.  Il Principio è quella qualità di essere, propria di Dio, che rende Dio contemporaneo al passato,  al presente e al futuro degli esseri umani.
Questo affresco delle origini, questa grande visione biblica della creazione e del primato assoluto del Dio creatore sta alla base della Dottrina Sociale della Chiesa. Accogliere questa grande verità: “Io sono un essere messo al mondo da altri e finalmente dal Creatore”.  Una verità valida per tutti gli uomini. Io non sono un principio ma un “principiato”, come tutto il resto intorno a me.  La  mia esistenza è un dono assolutamente gratuito, di cui dovrei prima di tutto sorprendermi.  Sorprendermi di esserci, di essere radicalmente orientato alla bellezza e al bene, prima ancora di scegliere con  la mia libertà da quale parte stare.
Respirare a pieni polmoni questa mia permanenza nell’essere, quest’ordine di un mondo non fatto da me, nel quale ogni mattina torna a sorgere il sole e la notte la luna. E iniziare la giornata e concluderla lodando Dio e facendo memoria del futuro.
E vivere la nostra missione nel modo senza fuggirlo ma con piena consapevolezza. Come ci ha ricordato Don Adriano, nel suo ultimo messaggio, la forza evangelizzatrice del nostro essere Chiesa sta nel “costruire insieme, non lavorare contro, non distruggere, evitare i personalismi, scegliere il bene della comunità”.  
Sapendo che non c’è ecologia integrale, non c’è futuro senza mettere al centro la persona, come prospettiva delle prospettive. Per debellare la cultura dell’indifferenza, dello scarto, dello scontro, la via maestra è prendersi cura, di sé, dei fratelli, del creato. Di fronte al risorgere di populismi, sovranismi, nazionalismi chiusi e aggressivi torna utile  (non come esclusiva dei cattolici ma come patrimonio di tutti) la bussola della DSC.
Per tenere insieme sviluppo economico e sostenibilità, difesa dell’ambiente e creazione di nuovi posti di lavoro, dimensione globale e rigenerazione urbana.  C’è chi pratica la dottrina sociale senza conoscerla, e chi la conosce senza praticarla. Disprezzata e censurata da alcuni, rappresenta oggi ciò che di più vitale esiste nel panorama della cultura politica mondiale.
Dal videomessaggio di Papa Francesco, al saluto del Presidente della Repubblica Mattarella, dal premio delle imprese per il bene comune alle Carte dei Valori approvate in tante città italiane, agli approfondimenti dei temi della transizione ecologica, del volontariato, della sostenibilità, al Festival diffuso nei territori,   da Mazara del Vallo a Torino, da Trento a Bologna, da Roma a Palermo, questo numero della nostra Rivista, dedicato interamente agli Atti del X Festival, è un laboratorio di “memoria del futuro”.


Torna ai contenuti